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La moda delle maratone e delle ultramaratone. una soluzione l’avrei!

Leggendo alcune statistiche di running di due anni fa, sono stato attratto dalla massiccia partecipazione dei master sulle distanze di maratona e ultramaratona.

Ho letto un po’ di statistiche che dimostrano un continuo aumento annuale della partecipazione alle maratone: solo nel 2016, oltre 39 mila finisher ITALIANI!

Mi sono attivato quindi per estrarre dei dati statici più attuali. Ho ristretto l’analisi alla sola maratona di Roma, essendo questa la manifestazione più partecipata in Italia (l’edizione 2018 ha registrato circa 14100 iscritti).

I numeri della Maratona di Roma 2018 sono questi:

  • Su oltre 14 mila iscritti hanno finito la maratona in 11674;
  • Tra gli uomini, le prestazioni sotto le 3 ore sono state 161. Solo 97 di questi sono atleti italiani;
  • Solo 16 donne hanno terminato sotto le 3 ore. Di queste, solo due le italiane (2h50’ e 2h58’);
  • 3990 uomini e donne sotto le 4 ore (italiani e stranieri);
  • I rimanenti 7684 oltre le 4 h.

Per avere un’idea più chiara, la percentuale di atleti, uomini e donne, che hanno percorso la maratona sotto le tre ore è di poco superiore all’1%; del 34% sotto le 4 ore; del 65% oltre le 4h.

È vero che su oltre 14 mila iscritti, poco meno della metà sono stranieri provenienti da tutti i continenti (esattamente 6430), ma rimangono dei numeri importanti per definire il livello dei maratoneti italiani!

Focalizzando l’attenzione sui Master, nella “Tabella 1” ho riportato alcuni dati dalla categoria M40 a salire (le categorie si definiscono in fasce di età di 5 anni, ad esempio dai 40 ai 44 anni si rientra negli M40, dai 45 ai 49 anni si rientra negli M45 e così via).

Sebbene tra i vincitori degli M40 M45 e M50 vediamo dei tempi interessanti, la maggior parte dei partecipanti fanno tempi dalle 4h in su. Inoltre, la percentuale di master che termina oltre le 5 ore (in rosso) aumenta molto di più dagli M60 in su, dato abbastanza scontato ma che rafforza la mia preoccupazione sulla pericolosità del rapporto:

“Aumento dei tempi sotto sforzo/Aumento dell’età”.

TABELLA 1.

Facendo dei calcoli approssimativi, con tutte le maratone organizzate in Italia e all’estero, ho stimato la presenza di qualche migliaio di over 60 che hanno portato a termine una maratona. Invece, se volessi considerare i finisher dagli M40 in su, i numeri si moltiplicano!

Il paradosso al quale ho assistito alle mie prime gare da master, è che ai campionati italiani master di cross, dalla categoria M60 in su, si gareggia su 4 km anziché su 6 come in tutte le altre categorie più giovani… e potrebbe sembrarmi giusto in quanto si risparmiano 2 km di fatica agli atleti più anziani. Ma perché negare agli M60 la partecipazione ai campionati di cross da 6 km mentre non esiste alcuna limitazione di età per le maratone e ultramaratone?

Adesso non vorrei tediarvi con le ultramaratone… Ma posso scrivere “solamente” che nel 2006 c’erano 155 ultramaratone in tutto il mondo, oggi nel 2018 ce ne sono 1800 (oltre il 1000% in più!). Nel 2003 erano in 18 mila a terminare un’ultramaratona, l’anno scorso in 110 mila. A queste, aggiungiamo altre gare estreme come le 6 ore, 12 ore e 24 ore.

Essendo un promotore della salute, penso sempre al bene della persona.

So perfettamente che a una certa età, non più giovanissima, sottoporre il cuore e il fisico a uno sforzo così prolungato (4, 5, 6, 7 ore!), potrebbe portare dei danni alla salute anche gravi.

I benefici dell’attività fisica potrebbero essere vanificati dall’eccessiva durata degli allenamenti o gare soprattutto negli atleti più anziani.

Tra gli infortuni più frequenti troviamo: tendiniti, stiramenti e contratture muscolari, speroni calcaneari, fasciti plantari, meniscopatie, condropatie, sindrome del piriforme, sciatiche, pubalgie e tanto altro ancora. Ma i danni più gravi, seppur rari, sono le problematiche cardiovascolari.

Infatti, gli stress cardiaci prolungati portano modificazioni strutturali patologiche delle pareti del miocardio, aumento del cortisolo, produzione maggiore di radicali liberi e squilibrio idrico-salino a causa della disidratazione che possono portare a infarto del miocardio o aritmie cardiache mortali.

Per questo motivo vorrei proporre una soluzione a questo fenomeno di massa che chiamerei: “Moda delle maratone”.

Mi rivolgo quindi ai medici sportivi perché è una seria responsabilità rilasciare l’idoneità sportiva ad amatori più o meno giovani che termineranno una maratona tra le 4 e le…7 ore e mezza!

Oltretutto non è detto che questi amatori si fermino a partecipare a una sola maratona durante l’anno di validità del certificato: c’è chi ne farà due a distanza di una settimana, chi quattro o cinque in un anno, o magari farà anche un’ultramaratona perché la maratona era solo di preparazione. Chi lo sa?

La mia proposta può sembrare esagerata ma può risolvere diversi problemi.

Si potrebbe elaborare un protocollo di visita medica per l’idoneità specifica alle distanze di maratona e ultramaratona, tenendo conto di una serie di fattori che normalmente vengono tralasciati.

Ad esempio, richiedendo maggiori informazioni sullo stile di vita dell’aspirante maratoneta per capire lo stato di stress che si riflette nella produzione di cortisolo. A mio parere, in molti casi, si troverebbero paradossalmente dei livelli maggiori di cortisolo sugli amatori piuttosto che sui professionisti. Gli amatori, molto spesso, si trovano a preparare una maratona facendo i conti con famiglia, lavoro, ore di sonno insufficienti, allenamenti inappropriati, scarse cure mediche e tanto altro ancora.

I professionisti invece, preparano la maratona per lavoro e si servono di tutte le misure preventive e curative per svolgerla al meglio e in sicurezza.

Chi sarà quindi più stressato?

Non fatevi ingannare dai risultati, né tantomeno dai carichi di lavoro. Secondo me, la fatica maggiore la fa l’amatore, capace di sopportare gli allenamenti più pesanti in condizioni estreme. Un professionista quando corre il lungo di 30 km non sta piegato sulle ginocchia dopo soli 10 km…e soprattutto affronta l’allenamento con la giusta idratazione/alimentazione prima, durante e dopo l’attività.

Un professionista si serve dell’aiuto di un analista per monitorare periodicamente i valori ematochimici ricercando quegli indicatori di over training o eccessivo stress ossidativo. Questi indicatori possono essere il rapporto testosterone/cortisolo, la presenza di anemia e di particolari enzimi come il CK (creatin kinasi) che indica l’entità del danno muscolare in seguito ad allenamenti estenuanti.

L’esame della Vitamina D è un altro fattore importante da non sottovalutare. Oltre il rischio “fratture da stress”, c’è da rivalutare questa vitamina alla luce dei recenti studi che la considerano alla stregua di un ormone.

Pochi infatti sanno che livelli bassi di Vitamina D espongono l’atleta a un quasi certo infortunio all’apparato muscolo-scheletrico, deficit immunitario, ormonale e molto altro.

Un professionista si affida ai consigli di un allenatore qualificato, che conosce le potenzialità e modula i carichi in base ai risultati ottenuti e alla storia dell’atleta. Molto spesso un amatore si affida a programmi di allenamento trovati su internet o scopiazzati da atleti professionisti e poi ridimensionati a proprio piacimento.

Anche l’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella preparazione atletica. Ed è scontato dirvi che ogni dieta è soggettiva e può andar bene per l’amico e non per voi… Esistono quindi figure professionali come il nutrizionista che possono indicarvi la strada giusta!

Si potrebbe indagare sulla storia del podista: un atleta master che era forte da giovane è diverso rispetto a un master che ha iniziato a correre a 40 anni, non è così? Molti si meravigliano di alcuni M50 che fanno tempi eccezionali nonostante l’età. Magari non sanno che quell’atleta da giovane correva a un buon livello e anche a distanza di anni quelle caratteristiche cardiocircolatorie rimangono sempre migliori di una persona che si allena tantissimo, ma non ha lo stesso passato. Un buon motore rimane sempre un buon motore!

Si potrebbe ricontrollare lo stato di salute dopo una maratona per rilasciare l’idoneità alla ripresa agonistica. In questa maniera si eviterebbe agli amatori di gareggiare nuovamente sui 42 km e 195 metri in un intervallo di tempo eccessivamente breve. Il riposo assoluto va rispettato! Nel pugilato, dopo un KO tecnico, l’atleta viene sottoposto a una nuova visita medica per riabilitarlo alle competizioni. Questa procedura sarebbe un buon esempio da imitare.

“La maratona è una cosa seria!”, l’ho sentito dire da molti amatori… ma forse, con questo articolo che avete appena letto, avrete un’idea un po’ più completa.

CONCLUSIONE:

Tutte queste mie affermazioni sono frutto di esperienze dirette con amatori che ho conosciuto personalmente nelle gare o allenamenti, oppure perché, essendo infortunati, sono stati pazienti nel mio studio di osteopatia. Se qualcuno di voi si riconosce in queste “abitudini”, non si offenda, ma piuttosto provi a prendere spunto per rivedere gli obiettivi in relazione alle proprie capacità tutelando la propria salute.

 

… Perché prima di copiare le tabelle di allenamento di un professionista, sarebbe il caso di curare particolari ben più importanti, capaci di preservarvi la salute o addirittura la vita!

 

Link di riferimento:

http://www.runlovers.it/2017/i-numeri-del-running-in-italia/

http://www.runlikeneverbefore.com/italiani-popolo-di-runners-numeri-e-curiosita-sulla-corsa/

http://www.beppegrillo.it/maratona-di-roma-l8-aprile-oltre-14mila-in-corsa/

https://www.galileonet.it/2012/12/correre-troppo-puo-essere-pericoloso/

http://www.repubblica.it/sport/running/storie/2018/04/03/news/la_moda_social_dell_ultramaratona_nel_mondo_duemila_gare_all_anno-192881671/

http://www.podistidoc.it/over-training-la-fatica-non-premia-piu/

 

Chi è Giuseppe Garofalo:

Dottore in Scienze Motorie, osteopata, istruttore di apnea, ha vissuto di canottaggio per oltre 20 anni, poi il colpo di fulmine per la corsa (2014), prima su strada, dal 2017 su pista sulle specialità di mezzofondo veloce. Promotore dell’attività fisica nei pazienti sedentari, limitatore dell’eccesso di sport per quelli “meno responsabili” che ricadono frequentemente negli infortuni. Sogna una società che si preoccupi di curare la salute prima ancora di perderla.

giuseppe garofalo osteopata