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Gli effetti dannosi dell’iperventilazione.

La respirazione è una funzione talmente automatica da dimenticarne facilmente il controllo durante la nostra giornata. Per questo motivo, è necessario allenare questo automatismo con un continuo feedback mente-corpo affinché non diventi una funzione solo incontrollata, tanto a riposo quanto sotto sforzo.

Questo articolo tratta di come l’iperventilazione influenzi negativamente l’ossigenazione del nostro organismo. Gli studi scientifici su questo argomento, sono stati iniziati e approfonditi dal Dr. Buteyko e da altri scienziati russi, già negli anni ’60.
La curiosità del Dr. Buteyko si concentrò da subito sulla respirazione dei suoi pazienti che, in tutti i casi, avevano un eccesso di respirazione, nella fattispecie iperventilavano. Il suo obiettivo fu quello di migliorare l’ossigenazione cellulare tramite la rieducazione respiratoria finalizzata ad evitare una dispersione eccessiva dell’anidride carbonica (CO2).
L’attenzione non deve essere concentrata solo sulla saturazione dell’ossigeno nelle arterie, tralasciando invece i valori di saturazione venosa che indicherebbero la reale ossigenazione dei tessuti. Infatti, è importante che le arterie trasportino sangue ricco di ossigeno…ma sarebbe altrettanto importante assicurarsi che i tessuti abbiano captato quell’ossigeno, riportando così, ai polmoni, un sangue venoso più povero di ossigeno per un nuovo ciclo.

Ma che cosa s’intende per iperventilazione?
Per iperventilazione non si intende solo la respirazione forzata che potremmo effettuare alla fine di una corsa impegnativa, ma si intende anche qualsiasi tipo di respirazione capace di causare una riduzione dell’anidride carbonica nel sangue.

Spero di rendere comprensibile a tutti la mia spiegazione che inevitabilmente toccherà argomenti di fisiologia umana ma…state tranquilli, non è una lezione universitaria!

Innanzitutto è necessario sapere 2 cose:
1) Conoscere la composizione dell’aria esterna e dei nostri polmoni.
2) Sapere cos’è l’emoglobina e come si comporta in presenza dell’anidride carbonica.

1) L’aria esterna è composta per il 78% circa di azoto (N) e il 21% di ossigeno (O2), il rimanente 1% è composto da gas nobili (principalmente Argon..).
La percentuale di anidride carbonica presente nell’atmosfera è dello 0,03%, pochissima!

L’aria presente nei nostri polmoni invece ha una composizione diversa. La differenza che risalta di più, rispetto all’aria esterna, è che la percentuale di anidride carbonica è di circa il 6-6,5%!
Alcuni sanno già, infatti, che l’anidride carbonica è un prodotto del nostro metabolismo che si ottiene poiché, per la produzione di energia, il corpo forma anidride carbonica e acqua.

2) L’emoglobina è una proteina presente nel sangue, precisamente nei globuli rossi, incaricata al trasporto dell’ossigeno. Quando la circolazione sanguigna passa dai polmoni, l’emoglobina si lega all’ossigeno e lo trasporta nei vasi sanguigni fino ad arrivare nei tessuti che lo richiedono per produrre energia.

Il legame tra ossigeno ed emoglobina è tanto più DEBOLE quanta più CO2 si trova nei tessuti. Questo comporta il vantaggio di rilasciare molto velocemente l’ossigeno nei tessuti bisognosi che devono continuare la loro produzione di energia (immaginate quando un tessuto muscolare inizia a lavorare).

L’anidride carbonica, quindi, svolge un ruolo di attivazione per l’indebolimento del legame emoglobina-ossigeno.
Questo fenomeno, in fisiologia, si chiama effetto Verigo-Bohr, dal nome dei due scienziati che l’hanno studiato; esso è influenzato non soltanto dall’aumento di anidride carbonica, ma anche dall’aumento di temperatura e acidità del sangue.

Non a caso, durante l’attività fisica abbiamo una vasodilatazione che comporterà una sudorazione ed una broncodilatazione. Questi elencati, sono tutti effetti dell’aumento di produzione dell’anidride carbonica!

Se restate ancora scettici riguardo ai danni da iperventilazione, provate a respirare forzatamente in condizioni di riposo: dopo poco tempo, avrete la sensazione di testa vuota, vertigini, intorpidimento delle labbra e degli arti, offuscamento della vista e tanti altri sgradevoli sintomi che possono arrivare fino allo svenimento! Non lo fate, o per lo meno, fermatevi prima!
Questi sintomi che ho elencato dipendono tutti dalla dispersione eccessiva di CO2 che ha alterato gli scambi per l’ossigenazione dei nostri organi (il cervello è tra gli organi più sensibili).

Il problema non è la saturazione dell’ossigeno nel sangue (a meno che non siate a quote oltre i 2500 metri sul livello del mare…), ma il rilascio dell’ossigeno nei tessuti da parte dell’emoglobina! Se non c’è aumento di CO2, della temperatura e dell’acidità nel sangue, il legame tra ossigeno ed emoglobina rimane forte. Quando l’emoglobina arriva ai tessuti e non trova le condizioni suddette, essa ritorna ai polmoni ancora ricca di ossigeno, lasciando i tessuti in carenza (ipossia).
FOTO CORSA**
Piccola parentesi per tutti gli sportivi: il massimo consumo di ossigeno (VO2 max) deriva dalla gittata cardiaca (quantità di sangue pompata dal cuore in un minuto) moltiplicata per la differenza artero-venosa dell’ossigeno (la differenza della quantità di ossigeno tra arterie e vene, quindi la quantità di ossigeno consumata dai tessuti). Se vogliamo migliorare il VO2 max, dobbiamo lavorare su queste due variabili: grandezza del cuore (il cosiddetto “cuore d’atleta”)e capacità di recepire grandi quantità di ossigeno nei tessuti. Quest’ultima variabile è particolarmente influenzata dall’effetto Verigo-Bohr sopracitato.

Adesso vi sembrerà più chiaro l’effetto dannoso di una iperventilazione rispetto all’attività che si sta svolgendo: l’anidride carbonica la produciamo noi, e se ne eliminiamo troppo con la respirazione eccessiva, inneschiamo un circolo vizioso che a lungo andare può provocare anche patologie.

Le soluzioni quindi, sono due, o meglio, tutte e due!
1) Diminuire la dispersione di CO2 con la respirazione
2) Aumentare la produzione di CO2 con una sana attività fisica aerobica (walking, corsa, bici, nuoto ecc.)

Se siete sedentari, la quantità di CO2 che producete è poca, quindi, il consiglio che vi dò è di iniziare un’attività fisica aerobica e respirare quanto più possibile col naso, sia di giorno che…di notte! La respirazione orale fa disperdere molta più CO2 dai nostri polmoni e inoltre, l’aria che entra bypassando le vie nasali dalla loro funzione umidificatrice, riscaldante e filtrante, porterà direttamente in trachea e poi ai polmoni un’aria secca, fredda e ricca di polveri e microbi che diventano la potenziale causa di numerose malattie respiratorie ( tracheiti, infezioni bronchiali e polmonari ecc. ).
La respirazione orale a riposo è dannosa non solo per la dispersione eccessiva di CO2, ma anche per la dispersione di vapore acqueo (che comporta una disidratazione maggiore), per le problematiche ORL (deglutizione, otiti, tonsilliti ecc.), stomatognatiche (ortodonzia), logopediche e tanto altro ancora, soprattutto se ci troviamo davanti a pazienti in età di crescita.

Se invece siete già sportivi, la quantità di CO2 prodotta durante il giorno è sicuramente superiore a quella di un sedentario. Inoltre, l’allenamento aerobico vi permetterà di diminuire frequenza cardiaca a riposo, dispendio energetico e frequenza respiratoria. Questi fattori, instaurano un circolo virtuoso che porterà a migliorare l’ossigenazione dei tessuti nel nostro organismo, sia a riposo che sotto sforzo.
Ricordiamoci sempre, però, che la respirazione dev’essere proporzionata all’impegno fisico, ciò vuol dire che una respirazione più lenta e profonda, permetterebbe di mantenere i giusti equilibri tra ossigeno e anidride carbonica. Per fare ciò, possiamo provare a mantenere una respirazione nasale fino a quando il nostro impegno fisico e la nostra frequenza cardiaca ce lo permette.

Spero di aver sensibilizzato tutti i lettori su questo tema molto importante per la nostra salute.
Sedentari o sportivi che siate, la cosa importante è
RESPIRARE BENE!
(Leggi l’articolo riguardante la respirazione diaframmatica, clicca qui!)